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Caratteristiche fondamentali
dello stile del Caravaggio
La presenza divina nella quotidianità
degli umili
La Morte della Madonna (1605-1606) fu rifiutata dai Carmelitani
Scalzi poiché, secondo il critico del tempo Giovanni Baglione, il pittore
“aveva fatto con poco decoro la Madonna gonfia e con le gambe scoperte”,
cioè aveva raffigurato non il cadavere incorruttibile della madre di
Cristo ma, come voleva una diceria del tempo, il corpo rigonfio di una
povera donna annegata. La tela fu posta in vendita e il giovane Rubens,
fiduciario del duca di Mantova, l’acquistò stimandola fra i migliori
quadri di Caravaggio. Il tema della morte di una creatura divina è risolto
nella presentazione di una scena umana di compianto; un dolore e una
disperazione tutti terrestri sconvolgono gli apostoli e la Maddalena,
personaggi tratti dalla realtà degli umili. Caravaggio attribuisce all’ambiente
una desolata povertà, riaffermando la presenza di Dio nell’esperienza
quotidiana della povera gente. La luce governa l’intera composizione
e conferisce risalto plastico alle forme, traendo dall’ombra i dolenti
e il viso dolcissimo della Madonna. Nel 1606 Caravaggio dipinse la Cena
in Emmaus, opera rivelatrice di una straordinaria sobrietà e immediatezza
espressiva. Il momento rappresentato è quello della benedizione del
pane. L’estrema semplificazione degli elementi vede l’interno spoglio
di una taverna nella quale una vecchia che porta le vivande, l’oste
e due uomini, testimoni dell’atto eucaristico, riconoscono con stupore
il Cristo. Siamo ancora dinanzi alla rappresentazione del soprannaturale
come realtà tangibile, quotidiana. La luce, elemento primario, illumina
il viso di Cristo, sottolinea la sua mano benedicente, mette in evidenza
il pane, i volti dei personaggi e lo scorcio di natura morta sul tavolo
a livello del punto di vista dello spettatore. Le figure e gli oggetti
risaltano nel contrasto luce/ombra e, assumendo plasticità, emergono
dallo sfondo scurissimo delimitando lo spazio. Questo tipo di luce che
dà forma alle figure e agli oggetti supera anche qui la mera connotazione
realistica e si conferma l’elemento espressivo fondamentale del tardo
Caravaggio.
Nuovi schemi strutturali
Il momento sperimentale della ricerca caravaggesca, testimoniato
dal travaglio compositivo del Martirio di san Matteo, prosegue, con
la crocifissione di san Pietro, nella definizione dei nuovi schemi strutturali
e nell'approfondimento della pittura di storia. Nella Crocifissione
di san Pietro l'episodio sacro, raffigurato come un evento di umile
quotidianità, è ridotto all'essenziale: il martire e i tre aguzzini,
manovali intenti a sollevare faticosamente la croce sulla quale è stato
inchiodato Pietro. Una complessa struttura impostata su più diagonali
intersecantisi, formate dalla croce e dalla schiena dell'aguzzino, rivela
però una grande padronanza stilistica: la prosecuzione dei bracci della
croce oltre i margini della tela assegna all'immagine una modernità
compositiva ben al di là del rigido illusionismo prospettico rinascimentale.
Opposizione tra luce e ombra
Con le opere di San Luigi dei Francesi e quelle di Santa Maria
del popolo si osserva il passaggio dal giovane stile romano, luminoso
e chiaro, alla nuova maniera del tenebroso, ritenuta più conforme alla
gravità dei temi religiosi. Caravaggio mette a punto una originale rappresentazione
pittorica della luce: essa diviene completamente innaturale, frutto
d'invenzione, di una sorta di metafisica e al contempo realistica astrazione.
Nella Crocifissione di san Pietro il diffondersi radiale della luce
crea una evidente gerarchia visiva che coinvolge i personaggi della
scena, indicano una univoca lettura del dipinto: prima le parti in piena
luce, poi le restanti, fino a quel bruno uniforme che occupa gran parte
della superficie pittorica (in questa tela e ancor più nelle successive),
suggerendo un senso di profonda e quasi tangibile inquietudine. Quel
vuoto è compatto, impossibile da scalfire; la luce che delimita le volumetrie
dei corpi a contatto con esso si sfalda senza lasciare segno, come assorbita
da un pigmento impenetrabile ai colori chiari, antitetico alla luce.
Così le membra dei personaggi solo a fatica sbalzano in primo piano
dall'impermeabile oscurità del fondo; il sentimento di dolente vitalità
che ne promana è il frutto di una precisa volontà di persuadere a una
devozione intima e austera, improntata a quel rigorismo riformatore
di cui Caravaggio seppe esprimere tanto mirabilmente gli ideali.
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