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Il
Seicento: un secolo di rivoluzioni
L'uomo del Seicento era pienamente consapevole delle conquiste culturali
e scientifiche dell'età rinascimentale; proprio partendo da queste egli
avviò una rivoluzione culturale che investì diversi ambiti. Vediamone
alcuni aspetti principali:
Venne fondato il metodo scientifico
Galileo e Newton avviarono un nuovo metodo di analisi scientifica
(metodo sperimentale), basato su un processo logico del quale si controlla
ogni fase e in cui la matematica diventa misura della realtà fisica.
L'uomo ampliava il suo orizzonte geografico
Dopo la scoperta di nuovi mondi, l'esplorazione delle terre
sconosciute diventò sistematica.
Si consolidava in Europa lo Stato assoluto
e centralizzato
Lo Stato si andava organizzando e la sua autorità si esercitava su
milioni di persone. Con l'economia mercantilista venne coordinato il
flusso delle ricchezze dall'interno (fisco) e dall'estero (commercio
coloniale).
Il potere religioso si difende e si esprime
mediante la propaganda
Dalla metà del Cinquecento alla metà del Seicento, la comunicazione
della Chiesa cattolica verso il popolo venne finalizzata all'educazione
contro le tesi della Riforma protestante: è il periodo della Controriforma,
che coinvolse tutte le espressioni artistiche. L'espansione della Riforma
interessò soprattutto l'Europa centro-settentrionale, dove si scoraggiò
la rappresentazione figurativa nei luoghi di culto.
I Principi dell'Arte Barocca
L'arte barocca fu espressione della rivoluzione culturale
attuata in nome del cattolicesimo. Essa ereditò e spinse all'esasperazione
creativa quelle che erano state le caratteristiche dell'arte manierista.
Il linguaggio barocco aveva grande efficacia comunicativa: la Chiesa,
grande committente degli artisti, voleva infatti che l'arte fosse in
grado di persuadere ed impressionare il fedele. Essa doveva dirigere
le azioni dell'uomo, suggerendogli il percorso verso la salvezza. Si
rielaborò il concetto di classicismo. Nella convinzione che non si potesse
in alcun modo tornare al passato, l'artista barocco intendeva la storia
come un percorso in continua evoluzione, di conseguenza il classicismo
non era inteso come imitazione, ma come libera reinvenzione. Si abbandonò,
in particolare, la misura classica del Rinascimento: nella pittura i
gesti furono enfatizzati, in architettura le soluzioni spaziali furono
audaci. La tecnica si specializzò in tutti i settori artistici: essendo
finalizzata a celebrare la grandezza di Dio, essa doveva spingersi all'estremo,
produrre esiti stupefacenti. Si esasperò l'uso della prospettiva, che
non serviva più a far comprendere lo spazio ma, al contrario, a rappresentare
una realtà immaginaria. Nei grandi affreschi, l'artista utilizzava la
prospettiva perché conferisse senso tangibile allo spazio infinito:
siamo d'altronde in un tempo in cui la scienza faceva intravvedere,
con Galileo, uno spazio astronomico senza limiti. Gli artisti elaborarono
un ricchissimo repertorio decorativo, utilizzato negli stucchi, negli
affreschi, nei mobili, nelle scenografie teatrali. Mai come in quest'epoca
l'uomo fu chiamato ad esercitare l'immaginazione. D'altronde, Giambattista
Marino affèrmò che "...è del poeta il fin la meraviglia"; intendendo
che l'arte doveva stupire e, in questo modo, convincere. Non è un caso
che il Seicento abbia visto affermarsi ad uso del grande pubblico il
teatro e la scenografia. L'arte teatrale può agire nella coscienza dello
spettatore: vi concorrono le varie arti (musica, danza, recitazione),
offrendo una molteplicità di suggestioni, mentre lo spazio scenico si
arricchisce di invenzioni sorprendenti. Il Seicento è stato infine il
secolo in cui l'arte profana si è differenziata da quella sacra, con
l'affermarsi di nuovi soggetti pittorici, caratterizzati da un marcato
realismo: la natura morta e la pittura di genere.
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la loro descrizione

Fig. 1
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Fig. 2
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Fig. 3
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Fig. 4
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Fig. 5
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Fig. 6
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L'infinito (Fig. 1)
L'arte barocca negava lo spazio chiuso. Nei soffitti delle chiese
e dei palazzi si fingevano spazi infiniti; in architettura la linea
curva o a spirale dilatava lo spazio. La città si arricchì di strade
apparentemente senza fine o interrotte da piazze con spazi illusori.
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Si fondono i generi artistici
(Fig. 2)
La cupola non era più elemento conclusivo dello spazio della
chiesa: al suo interno lo sguardo si perdeva nella luce, quasi a simboleggiare
l'infinito.
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La luce crea la forma
(Fig. 3)
La luce era lo strumento per creare l'illusione, e con essa
dimensioni incontrollabili. Lo spazio barocco era studiato in relazione
alla penetrazione della luce. In Caravaggio questa creava il movimento
e rendeva drammatico ogni evento. Per effetto della luce radente le
opere di pittura e di scultura si caricavano di zone a grande concentrazione
luminosa. L'architettura diventava scultura, la scultura aveva tonalità
che l'avvicinavano alla pittura. Il marmo fingeva la ruvida roccia,
o acquistava la leggerezza della seta; il ferro era lavorato come fosse
stato un nastro sospeso nel vento.
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Il Dinamismo (Fig.
4)
Tutto dava il senso del movimento. In architettura, le figure
semplici non erano utilizzate se non assemblate o inserite in altre.
Trionfava l'ellisse perché, avendo due centri, obbligava l'occhio a
spostarsi continuamente.
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L'Acqua (Fig.
5)
La fontana si inserisce nella città con la sua mutevolezza
di scultura e architettura, continuamente variabile nel suono e nello
scintillio dell'acqua. L'architettura si fondeva, per mezzo di essa
con la natura.
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L'Illusione Ottica (Fig.
6)
La ricerca dell'infinito portava a creare soluzioni che illudevano
l'occhio sulle distanze tra sé e le cose. Nella Galleria a Palazzo Spada,
ad esempio, Francesco Borromini "finse" uno spazio più profondo del
reale. Solo dopo averla percorsa ci si accorge di questo artificio.
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