Il Caravaggio (ca. 1571 - 1610)


Secondo gli studi più recenti, Michel Angelo Merisi nasce a Caravaggio, piccolo paese della bassa bergamasca, da Fermo Merisi e Lucia Aratori, intorno al 1571. Incerti sono sia la data che il luogo di nascita, poiché l'archivio parrocchiale di Caravaggio è privo del registro riguardante il periodo 1569-1585, che è stato asportato a scopo di consultazione all'inizio del nostro secolo dal trevigliese Camillo Terni, collaboratore di giornali politici. Alcuni ricercatori fanno supporre che sia invece Milano la città natale di Michelangelo, poiché nell'anno 1571 la residenza dei Merisi era milanese; inoltre i figli di Fermo e Lucia, nati dopo di lui, sono stati battezzati in S. Maria della Passerella. Comunque non esistono prove nemmeno sulla sua eventuale nascita milanese ed un dato è certo: Michelangelo si è sempre dichiarato caravaggino, firmandosi "da Caravaggio". Ad ulteriore dimostrazione della tesi caravaggina, va ricordato che qui vengono celebrate le nozze dei genitori, nella chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo dell'ex convento degli Umiliati, qui muoiono il padre ed il nonno nel 1577, sempre in questo borgo Michelangelo mantiene un punto fisso di riferimento familiare. Il 15 luglio 1610, infatti, tre giorni prima che il Caravaggio muoia, la sorella Caterina in Vinizzone battezzerà il suo quarto figlio proprio con il nome dello sventurato fratello. Il Caravaggio trascorre quindi la sua fanciullezza (fino al 1584, quando diviene apprendista del Peterzano) in questo piccolo paese, feudo degli Sforza, che in quegli anni è un'autentica terra d'arte e cultura. Lo scrittore Gianfrancesco Straparola, il musicista Giangiacomo Gastoldi, i pittori Prata, Moietta, Stella, Ghisoni, Caldara (per ricordare solo i più famosi), insieme agli architetti, agli artigiani, ai capomastri, agli ebanisti, agli orafi, ai miniatori che qui hanno vissuto e da qui hanno esportato il loro genio, bene rappresentano l'atmosfera in cui Michelangelo è cresciuto e si è formato. Nel 1584 sottoscrive un contratto di apprendistato della durata di quattro anni alla bottega di Simone Peterzano, suo primo maestro. In questa bottega ha l'occasione di frequentare il gruppo di giovani ammiratori del Lomazzo, famoso abate dell'accademia della Val Di Bregno, che aveva lo scopo di riunire artisti e uomini di cultura.

La sua vita, drammatica e violenta, lo porta successivamente a Roma, ove l'attiva politica culturale dei pontefici controriformisti attirava artisti da ogni parte d'Italia e d'Europa. A causa del suo carattere fiero e ribelle egli è coinvolto in numerose risse, complici spesso il vino e la rivalità nell'amore di qualche prostituta. Nel 1606, al termine d'un litigio più violento e sanguinoso degli altri, arriva addirittura a uccidere uno degli avversari, rimanendo a sua volta ferito. Da allora inizia la sua avventurosa fuga da Roma, aiutato in ciò soprattutto dalla compiacenza di coloro che, anche in ambiente vaticano, ne apprezzavano le straordinarie doti artistiche anche al di là delle stravaganze caratteriali.

Caravaggio si rifugia inizialmente a Napoli, ma in breve, sentendosi braccato, raggiunge Malta, ove lavora per i Cavalieri dell'Ordine e da dove nuovamente fugge, forse per un'ennesima questione di donne, nascondendosi in varie città della Sicilia. Nel 1609 è ancora a Napoli, ove è ferito in un agguato e infine a porto Ercole, nella Maremma grossetana, dove nel 1610 muore, solo e avvilito, stroncato dalla malaria. Per ironia della sorte la sua scomparsa avviene pochi giorni prima che i suoi protettori romani riuscissero a ottenere per lui la grazia papale e, con essa, la definitiva riabilitazione.

La formazione del Caravaggio è legata soprattutto all'ambiente lombardo, ma, pur in assenza di notizie biografiche certe relativamente alla prima parte della sua vita, ci è lecito ipotizzare che egli sia venuto in contatto anche con il colorismo veneto, dal quale può aver inizialmente attinto quella particolare sensibilità per le luci e le ombre che, come vedremo meglio in seguito, diventerà in breve una delle cifre distintive della sua pittura.

Nella seconda metà del XVI secolo la Lombardia è influenzata sia dal progressivo affermarsi, in area tedesca, della nuova cultura protestante, sia dall'intensa attività controriformista dei cardinali Carlo e Federico Borromeo. La compresenza di due tendenze così inconciliabilmente opposte non poteva non ripercuotersi anche sul piano artistico, rendendo l'ambiente lombardo particolarmente sensibile ai mutamenti del gusto e della maturazione di nuove tendenze.

Nel 1592 Caravaggio si trasferisce a Roma, ove, secondo quanto ha scritto lo storico d'arte romano Giovan Pietro Bellòri, "dimorò senza ricapito e senza provvedimento", cioè con scarsi mezzi di sussistenza, in modo da risultare sempre "estremamente bisognoso et ignudo". Durante il soggiorno romano il giovane ed irrequieto artista entra in contatto, fra gli altri, con il Cavalier d'Arpino, pittore allora in gran voga, presso la cui bottega lavora per qualche tempo distinguendosi subito per la straordinaria bravura nel dipingere <<nature morte>>, vale a dire composizioni con oggetti inanimati, generalmente fiori e frutta.

In quei primi, difficili anni di permanenza a Roma Caravaggio si dedica spesso alla pittura di genere, contribuendo notevolmente alla sua affermazione nel gusto del tempo. Nel 1595, infine, la vita dell'artista sembra assestarsi. Grazie al suo straordinario talento, egli entra nelle grazie del Cardinale Francesco Maria del Monte, ambasciatore del gran duca di Toscana a Roma, uomo di vasta cultura e gran collezionista d'arte. Il ricco ed influente mecenate commissiona a Caravaggio diverse opere e lo ospita con grande magnificenza nel proprio palazzo romano. Non per questo, però, il giovane Merisi abbandona il proprio sregolato stile di vita a causa del quale i suoi stessi contemporanei lo definivano "sempre pronto ad attaccare briga e ad azzuffarsi, tanto che è raro che lo si possa frequentare"


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